martedì 9 agosto 2011

Pillole n°13

Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprattutto quanto più desidera: il suo nome verrà stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell'istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ormai ha un prezzo.
[Carlos Ruiz Zafòn]

CENERE

Anche oggi, seduto qui a scrivere,
questo scrittoio, la penna, la mia candela ormai consunta;
Fedeli ed ormai unici confidenti dei miei pensieri,
anche oggi scriverò di lei, ne farò poesia,
la decanterò mia musa eterna e irreale,
mio sogno fuggito da tempo,
mio incubo di ogni notte, quando sento la sua mano staccarsi dalla mia,
sento scendere l'inverno, il freddo nel mio cuore, la neve copre i miei ricordi,
i miei pensieri chiusi nel ghiaccio;
Mi sveglio sudato, impaurito, eppure è ogni notte,
non va via, in me ha trovato fertile terreno in cui crescere;
Ed io, ti scrivo, ti butto via così, cerco di mandarti via
con l'inchiostro, scrivo di te,
e spero che il pensiero si fermi li, non torni indietro,
ma è vana illusione di uno scrittore innamorato,
e allora continuo, nella mia eterea riflessione e scrivo,
le parole scendono sul foglio e vi si fermano con l'impeto
e la portata di un fiume in piena,
milioni di lettere formano catene che voglio spezzare,
ogni parola un mattone che diventa muro invalicabile nella mia anima.
Le lacrime si mescolano a rafforzare il dolore,
come se avessi bevuto veleno, mentre la penna compone
il mio stomaco si contorce, la testa mi scoppia
sento pesanti le braccia, non riesco a parlare,
mi fa male, mi fai male, la penna, sul foglio, compone parole
storpie, come il mio essere, come la mia anima.
Ora, come sempre affiderò le parole
all'unico amico che so le terrà per sempre con se,
poso la penna e sul fuoco della candela ti riduco in cenere.
Solo così riesco a trovar un pò di pace,
e torno nel mio letto,
mentre l'alba fa da sveglia ad un nuovo giorno.
(Lu)

sabato 6 agosto 2011

Pillole n°12

I viaggi sono i viaggiatori.
[Fernando Pessoa]

TU ERI TUTTO CIO' DI CUI AVEVO BISOGNO

Ti ho guardato mentre andavi via,
ti seguivo con lo sguardo mentre eri sempre più lontana,
la tua figura si rimpiccioliva, sfumata dal sole,
ed io, dentro di me pensavo sempre che tu eri tutto ciò di cui avevo bisogno;
seduto con la testa fra le mani, i gomiti poggiati sulle ginocchia,
neppure avevo la forza di piangere.
Ti guardavo solamente, urlai il tuo nome,
poi mi accorsi che lo avevo fatto solo dentro me,
non uscivano parole, soffocate in gola dal dolore,
eppure, dentro di me pensavo sempre che tu eri tutto ciò di cui avevo bisogno.
Mi restò solo il viale alberato, con qualche auto parcheggiata
ed il sole davanti agli occhi, foto, ultima foto del tuo passaggio, del mio passato.
E sapevo che non saresti tornata indietro,
ma, Dio solo sa, quanto avrei voluto rivederti là in fondo,
come un raggio di sole trornare ad illuminare il mio buio.
Da quel giorno, non ti vidi più,
in casa, i tuoi cassetti rimasero sempre vuoti,
così come le risposte ai miei perchè,
e non ci fu più giorno o notte, nè pioggia nè sole, tutto,
da quel giorno era grigio, senza senso,
solo piccoli lampi di colore mentre ti ricordavo,
fino a quando il ricordo diventavi tu che sfumavi nel sole, in un giorno d'estate,
senza voltarti, senza neppure un saluto, e tutto tornava grigio,
eppure, eppure dentro di me pensavo sempre che tu eri tutto ciò di cui avevo bisogno.
(Lu)

venerdì 5 agosto 2011

IL SENTIERO

Alba di un altro nuovo giorno,
il sole torna ad illuminare la madre terra,
l’aria fresca sa di estate, si sente il profumo di vita, gioiosa e ricca bevanda:
Viene voglia di berne grandi sorsi, viene voglia di tenerla,
per dissetarsi nel cammino di un nuovo percorso che ci viene posto davanti.
Sento l’energia che sale in me, ne sento la forza ed al contempo la dolcezza;
vien voglia di volare, di unirsi al resto del cielo, di essere uno con l’infinito.
E sento te, Madre che mi prendi per mano, con il tuo sorriso,
e mi accompagni senza mai perderti, sempre sicura in ogni tuo gesto;
Ed il cammino si fa più lieve, più sereno,
il sorriso prende il suo posto sul viso, la calma nei pensieri e nei gesti
è ospite gradita e volentieri ne condivido il fare.
E mi sento bene, mi sento in pace con me e con il resto dell’universo;
Sorrido, ho voglia di cantare, di giocare come un bimbo,
mi guardo e gioisco del mio essere,
troppe lacrime nel mio passato, troppe volte mi sono arrabbiato,
troppe volte ho urlato inutilmente; Ora, chiedendo perdono
alle persone a cui ho fatto male, ho voglia di un nuovo sentiero,
non più comodo, non più levigato,
solo nuovo per ripartire e magari, con il tuo aiuto, Madre,
incontrare ancora chi per causa mia ha sofferto,
per donare un sorriso e chiedere scusa,
magari solo una piccola goccia di sereno nel suo dolore,
ma una goccia sincera, una goccia che possa dissetare,
anche solo per un poco ma vera, pulita, dettata dal cuore.
Ecco Madre ciò che vorrei nel mio percorso,
e lo vedo, vedo il sentiero e sento il profumo dell’erba,
voglio arrivarci, vorrei poterlo percorrere,
con Te, Madre, tenendoti per mano.
JSM - (Lu)